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Cento piazze per la legalità: “In una mano la Costituzione e nell’altra l’agenda rossa di Borsellino”

di Gian Mario Gillio*

 

In Italia il tempo dei mea culpa stenta sempre ad arrivare. Le scelte sbagliate, gli errori strategici, le amicizie sconvenienti, gli accordi sotterranei, lungi dall'essere apertamente denunciati, vengono semmai solo ammessi dopo anni, e quasi sempre giustificati come il frutto incolpevole della miopia del momento o come un male inevitabile. Evidentemente è un vizio tutto italico quello di manifestare una scarsa propensione all'assunzione di responsabilità per la, chiamiamola così, “cattiva gestione” della cosa pubblica, che coinvolge spesso, inutile negarlo, attori del mondo politico e imprenditoriale, proprio come ci ha ricordato Santoro nell’ultima puntata di “Annozero”.

Mafia, camorra, ‘ndrangheta… non solo, l’Italia è un paese clientelare e gerontocratico, dove la “mafiosità” è radicata in molti settori della società e ahimè anche della politica. Per questo motivo è importante scendere – dopo la manifestazione per la libertà di stampa –   nuovamente in piazza, anzi, in Cento piazze, proprio per non dimenticare donne e uomini che ci hanno insegnato a credere nella legalità e per difendere, a spada tratta, la nostra Costituzione. Da ora, da subito, è il momento di cambiare, noi per primi, e modificare ciò che riteniamo inaccettabile. Per farlo possiamo guardare agli esempi del passato. Gli anni Cinquanta e sessanta scossero la coscienza dell’America e lasciarono un’eredità che ancora oggi è possibile percepire: il movimento per i diritti civili, e in particolare Martin Luther King, oltre che debitori verso la tradizione puritana, lo erano anche verso il costituzionalismo americano. In una famosa immagine i dirigenti e gli attivisti del movimento combattevano “con la Bibbia in una mano e la Costituzione degli Stati Uniti nell’altra”. La dichiarazione d’indipendenza prima e la Costituzione dopo, infatti, fondarono i principi e i diritti dai quali una democrazia non poteva derogare senza negare se stessa. Quel movimento, almeno nella sua espressione maggioritaria, non costituì una rottura nei confronti dei valori fondamentali della società americana; al contrario recuperandoli, seppe salvarne l’anima e la coerenza. Anche noi oggi siamo chiamati ad alzare le mani al cielo e a tenere in una mano la nostra Costituzione e nell’altra l’Agenda rossa di Borsellino. Un gesto simbolico, certamente, ma utile per ricordare il prezioso lavoro fatto dai nostri padri costituenti e chi, come Borsellino e Falcone, ha lottato per difendere, pagando il prezzo della propria vita, la nostra democrazia fondata sui principi costituzionali.

 

* Direttore della rivista “Confronti”

 

Pubblicato il 13/10/2009 alle 12.28 nella rubrica Articolo21.

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