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Più si abbassa l’attenzione dei media, più le mafie si sentono libere di minacciare ed anche di sparare!

24 marzo 2008, camorra


di Tania Passa

Lorenzo Diana è stato parlamentare del centrosinistra , già responsabile antimafia Ds

e membro per 10 anni della Commissione Nazionale Antimafia, oggi è nel Partito Democratico , lo abbiamo incontrato per capire di più la vicenda campana e non solo.

Cos’è il clan dei casalesi?
Il più potente clan camorristico dai caratteri mafiosi con radici nella provincia di Caserta,ma presente in più regioni italiane e in diversi paesi esteri.Un clan che come altri gestisce i traffici della droga,di armi,dei rifiuti,le estorsioni,ma che ha una spiccata vocazione imprenditoriale,specialmente negli appalti e nell’edilizia..E’ presente in più settori dell’economia illegale,dalle truffe comunitarie alla contraffazione del burro(fatto con ossa animali anziché latte).Ha persino imposto alla Parmalat l’esclusiva rappresentanza e distribuzione commerciale in Campania del latte,che divenne il latte più costoso d’Europa.

Quanti anni sono che ti occupi di antimafia?
Fin dagli anni 80,quando c’erano ogni anno centinaia di morti per mano della camorra,fui  protagonista con altri nella provincia di Caserta  della creazione di un  movimento anticamorra che diede vita a marce e manifestazioni.Allora cominciammo a reagire ad una camorra sempre più agguerrita ed oppressiva.

Cosa accadde?
Accadde che portammo migliaia di persone in piazza e l’anticamorra divenne un fenomeno di massa , facendo accendere così un cono di luce su un territorio ignorato da tutti e su un clan,quello dei casalesi,su cui regnava il silenzio ed una sostanziale impunità. Casal di Principe, Caserta non facevano notizia come Napoli o Palermo.

Lorenzo,come iniziò la scoperta dei Casalesi?
Il movimento anticamorra ha contribuito ad abbattere la mancata conoscenza e la sottovalutazione  della camorra in un territorio non noto all’opinione pubblica nazionale,nonostante vi fosse una fortissima concetrazione di criminalità,di violenza,di intimidazioni e di attentati ad amministratori.Un vicesindaco fu gambizzato .I primi risultati raggiunti da quanti si battevano contro la camorra arrivarono agli inizi degli anni novanta.Nel 1991 e ’92 il Governo con Mancino ministro dell’interno  emanò i decreti di scioglimento dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose di alcuni comuni : Casal di Principe, Casapesenna e San Cipriano d’Aversa,Mondragone.

Io a San Cipriano ero consigliere e  Capogruppo dell’opposizione allora.

Per noi impegnati nei consigli comunali e nel movimento anticamorra gli scioglimenti furono i primi colpi inferti dallo Stato,che fino ad allora appariva debole,se non assente.Per la prima volta lo Stato si faceva avvertire e sottraeva ai clan il controllo dei Comuni.Ai primi consigli comunali sciolti ne seguiranno tanti altri per un totale di 25 decreti di scioglimenti.Nel casertano su 104 Comuni sono stati sciolti 17 consigli,alcuni dei quali lo sono stati anche due o tre volte.Tutti i 17 Comuni sono in  un raggio di 20 chilometri di distanza.E’ questa la più evidente conferma di un territorio dominato come un feudo dalla camorra.

Cosa avvenne poi?
Il 19 marzo 94 veniva ammazzato dalla camorra a Casal di Principe, nella sua chiesa, un parroco,don Peppe Diana, mentre si accingeva a celebrare la messa. Allora il cono di luce sul clan dei casalesi divenne più forte.Un anno e mezzo dopo, il 5.12.95, a conclusione di un’inchiesta chiamata Spartacus,venivano arrestati 152 affiliati del clan dei casalesi.Per la prima volta lo Stato sferrava  un vero attacco al clan intaccando la sostanziale impunità di cui fino ad allora aveva beneficiato.Dopo seguiranno altre inchieste, tanti altri arresti per un totale di un migliaio e sequestri di beni per quasi un miliardo di euro.A luglio 98 veniva arrestato il capo del clan Francesco Schiavone,detto Sandokan.

Reagirono all’offensiva degli arresti dello “Spartacus”?
Si,a seguito della prima operazione Spartacus ci fu un summit dei capi in cui fu deciso  il piano di un attentato per farmi fuori con un ordigno esplosivo da collocare sotto la mia auto durante un comizio pubblico.Per fortuna uno dei partecipanti veniva arrestato e successivamente decise di divenire collaboratore di giustizia.Il piano fu svelato e da allora fui posto sotto protezione con la scorta .

Dopo vi sono stati altri problemi,intimidazioni ?
Diverse intimidazioni che si sono susseguite nel tempo.Messaggi,avvertimenti minatori,lettere con minacce di morte e non solo.

Nel 98 dopo l’arresto di Francesco Schiavone alcune donne della sua famiglia addirittura si recarono nel campo nazionale antimafia di Libera per minacciarmi davanti a don Luigi Ciotti e Pier Luigi Vigna,che erano con me a tenere un convegno antimafia.

Sempre dopo l’arresto fu inviata una lettera dal carcere da Schiavone detto Sandokan ad un giornale casertano,che la pubblicava.In quella lettera, e non solo in essa,il detenuto si dichiarava mio perseguitato politico a causa del mio impegno contro la camorra.La lettera terminava col ricordare al senatore Diana di smetterla e di avere dei figli.

Il direttore del carcere fu trasferito per aver consentito che uscisse la lettera dal carcere.

 Le intimidazioni si accompagnarono a classici tentativi di delegittimazione della mia persona attraverso attacchi lanciati da  Francesco Schiavone in un’udienza in cui confermavo la denuncia di intimidazioni messe in atto dai suoi familiari contro Bassolino,me ed altri,ma anche attraverso articoli diffamatori pubblicati da un gionale casertano.L’editore del giornale, tra l’altro arrestato per estorsione anche su mia denuncia,è stato condannato in sede penale per diffamazione nei miei riguardi,nonché un mese fà in sede civile ad un risarcimento di 25.000 euro.

Oggi lui è ancora l’editore?
Si.

Lorenzo,ogni  quanto riprendono le minacce?
All’approssimarsi della conclusione dei processi.
I Casalesi sono un clan camorristico di stampo mafioso.Il loro primo capo,Antonio Bardellino,era un affiliato di Cosa Nostra.Ciò che li preoccupa realmente sono le sentenze definitive e  non  gli arresti, che ritengono semplici interruzioni temporanee delle loro libertà di movimento. Non accettano gli ergastoli, ecco perché passano alle minacce ad ogni sentenza .

All’indomani della sentenza del processo Spartacus, che a fine 2005 aveva comminato 21 ergastoli e 750 anni di carcere, la Direzione distrettuale antimafia di Napoli e la commissione parlamentare antimafia,nella relazione conclusiva del 2006, segnalarono il rischio di azioni eclatanti e di attentati contro magistrati, giornalisti, rappresentanti istituzionali e politici.

Cioè Te, Cantone e la Capacchione?
Si, io per le ragioni note, Rosaria Capacchione per il suo buon lavoro di informazione che con i suoi articoli costituisce una memoria storica sul clan, Saviano per avere, attraverso il libro,acceso una luce a livello nazionale ed internazionale sul clan dei casalesi..

Il magistrato Raffaele Cantone, invece,  per aver svolto con grande professionalità il suo lavoro.Altro bersaglio è il dr Cafiero De Raho,pubblico ministero nel processo Spartacus. Siamo tutti rei della fine della loro impunità.

Tutti colpevoli,ai loro occhi,di aver gettato un cono di luce sui Casalesi,che per più di un quarto di secolo hanno goduto di una zona di penombra e di una certa impunità.

Cosa rappresenta il processo Spartacus ?
Si potrebbe dire che sia il maxiprocesso alla camorra, che purtroppo, contrariamente al maxiprocesso a Cosa Nostra, è stato confinato solo nella cronaca locale ed ignorato dalla stampa nazionale.

Perché le minacce a Cantone, Saviano e Capacchione in aula?
Pochi giorni fa’ si celebrava il processo d’appello dell’inchiesta Spartacus .Puntuale arrivano,in forma plateale,le intimidazioni del clan all’approssimarsi della sentenza definitiva della corte d’appello. Innanzi tutto le minacce sono una dimostrazione di potenza e compattezza del clan,del fronte interno al carcere e del fronte esterno.Un messaggio di forza e di sfida allo Stato e alla Magistratura per affermare che loro non subiranno altre condanne definitive.Infine un tentativo di delegittimazione e di divisione della Procura.

Se  l’informazione  è un’arma , cosa possiamo fare?
C’è un modo per sconfiggere la mafia rappresentarla per quello che è come vicenda nazionale , una priorità sia politica, sia sociale . E più si abbassa l’attenzione dei  media, più le mafie si sentono libere di minacciare ed anche di sparare!

Quindi più scorte mediatiche?
Scorte di polizia si, ma affiancate dai media perché  le mafie vengono fermate e sconfitte solo nel cono di luce mediatica,mentre nel silenzio agiscono indisturbate . Quindi lasciare Caserta e quanti combattono la camorra nel silenzio sarebbe un grave danno.






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Gravi minacce della Camorra contro Saviano una giornalista e un PM

16 marzo 2008, camorra



di Tania Passa
Si celebrava il processo Spartacus contro clan camorristi  in precisione i Casalesi, 3.200 pagine 95 condanne 21 ergastoli, una specie di Maxiprocesso contro la Camorra. Gli avvocati dei Casalesi chiedono la “suspicione” ed il trasferimento del processo incolpando lo scrittore Roberto Saviano, la cronista Rosaria Capacchione e il PM  Raffaele Cantone di influenzare i giudici, dagli atti, l'avvocato dei boss Francesco Bidognetti e Antonio Iovine ha letto in aula un documento nel quale si chiede che il processo venga trasferito in un altro distretto giudiziario per 'legittima suspicione', nell'istanza si sostiene che l'autore di 'Gomorra', Roberto Saviano, con il suo libro "avrebbe tentato di condizionare l'attività dei giudici", mentre con le sue inchieste giornalistiche una cronista de 'Il Mattino', Rosaria Capacchione , avrebbe favorito la Procura di Napoli. Accuse anche all'ex pm della Dda Raffaele Cantone che influenzerebbe con i pentiti i giudici della Corte D’Assise.

E’ rilevante sapere che Cantone non è il PM del processo Spartacus , quindi quel documento letto nella massima tranquillità è servito a delineare i “ nemici” del clan dei Casalesi ovvero “avvertimenti e minacce” ai tre .

Per completezza rilevo che la Relazione conclusiva della Commissione antimafia approvata all’unanimità a pag. 82 riporta che In riferimento alla provincia di Caserta e del clan dei casalesi parla del pericolo che possano avverarsi gravi fatti di sangue contro esponenti delle istituzioni, atti “necessari ai nuovi vertici del gruppo per dimostrare la propria forza, di vendicare i detenuti e i condannati e impedire il proliferare dei pentiti”. Nel casertano il controllo e la gestione del territorio è sempre più nelle mani dei gruppi di Michele Zagaria e Antonio Iovine. Il clan dei casalesi appare “particolarmente infiltrato nelle istituzioni politiche e burocratiche della provincia e capace di condizionare il voto soprattutto con riferimento alle elezioni amministrative”

Ora le amministrative si terranno il giorno delle politiche e il giorno prima delle avvenute minacce  Roberto Saviano rispetto alle Politiche scrive “ dico no alla politica che non parla più di mafia , mi volevano dal PD ad An , ma non posso essere di parte.

Ieri però, la  politica e i giornalisti  hanno reagito! Giulietti  e Cuillo hanno affermato   che: “è inaccettabile che in un aula di un tribunale della Repubblica vengano pronunciate minacce dai clan camorristi per mezzo di documenti letti da avvocati""Oltre alla solidarietà - proseguono Cuillo e Giulietti – nei confronti di Rosaria Capacchione, Raffaele Cantone e Roberto Saviano, serve una risposta immediata dello stato e del sistema
informativo italiano. I media accendano tutti i riflettori sui clan camorristi sotto processo a Napoli: la luce mediatica può accecare la mafia. Lo Stato vigili e rafforzi le scorte, anche
alla luce delle conclusioni della Commissione nazionale antimafia che  parla apertamente del pericolo di attentati da parte del clan dei Casalesi a personaggi istituzionali e non della
Campania".

Anche la FNSI  è intervenuta sulla faccenda "E' davvero inaccettabile - si legge in una nota - che in un'aula di Tribunale si minaccino giornalisti, magistrati e uomini di cultura che si battono contro la camorra e la malavita organizzata. Ancor di piu' e' inaccettabile che ad essere megafono di queste minacce siano degli avvocati. Cio' che e' accaduto a Napoli durante il processo "Spartacus" contro la camorra casertana e' davvero segno di imbarbarimento che fa tremare i polsi. Il sindacato dei giornalisti si batte e si battera' perche' quello che e' accaduto nell'aula del tribunale di Napoli non si possa piu' ripetere anche in relazione al
fatto che recentemente la Commissione Antimafia ha  denunciato come vi sia una reale minaccia di attentati a personalita' delle istituzioni, e non, da parte del clan dei Casalesi".     "Lo Stato, le istituzioni - prosegue la Fnsi - non possono abbassare la guardia di fronte a questi gesti intimidatori. Siano assicurate, senza ulteriori tentennamenti ed impacci burocratici, le adeguate tutele secondo i livelli di minaccia a chi e', per motivi professionali e di impegno civile, coinvolto in queste vicende. Per il comportamento, a nostro avviso difforme dalla deontologia professionale de i due difensori dei boss, la Fnsi chiedera' un incontro urgente all'Ordine degli avvocati"

Chi invece ha narrato questo grave  atto Camorrista  con un trafiletto sono “ La Repubblica “ e “ Il Corriere della sera” Simon e Garfunkel  lo chiamerebbero “ il suono del silenzio”, sinceramente mi unisco a loro.






permalink | inviato da scuolantimafia il 16/3/2008 alle 22:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

L’urlo della legalità

10 marzo 2008, camorra


di Tania Passa


Il 7 marzo io, Lorenzo Diana, Roberto Cuillo ed esponenti dell’anticamorra campana, abbiamo costruito un’iniziativa a Torre Annunziata sulla legge antimafia nelle scuole a firma Beppe Lumia e Beppe Giulietti.

L’iniziativa è stata molto partecipata ha visto Cuillo intervenire sui modelli politici di riferimento, che invece di aiutare la legalità , a volte, rappresentano un conflitto di interessi che scoraggia una cittadinanza che lotta contro camorra e illegalità.

Diana è intervenuto sull’etica della responsabilità di una classe dirigente che deve, ora più che mai, ripristinare che è dalla parte della legalità, sto parlando del PD.

Giulietti con una nota ha spiegato che al di la di ogni scadenza elettorale Articolo 21 ha assunto l’impegno di sollevare in ogni sede il tema di una più intensa e rigorosa visibilità delle associazioni dei movimenti delle istituzioni e persino dei singoli cittadini impegnati, ogni giorno, nell’affermazione e promozione di quella cultura della legalità che ha troppi nemici  palesi ed occulti  .

In Italia e all’estero  tanti ragazzi stanno raccogliendo migliaia di firme per un appello che chiede l’approvazione della legge antimafia nelle scuole. Per portare avanti questa legge si è costituito un comitato composto da: Tania Passa, portavoce, Giuseppe Lumia, Roberto Cuillo, Lorenzo Diana, Giuseppe Giulietti, Annamaria Pancallo.

Nel territorio si sono creati gruppi interni al Pd di giovani che, a partire dalla proposta di legge, vogliono portare avanti il tema della legalità.

Le liste del Pd non entusiasmano al sud , vengo da una tradizione chiara e pragmatica su alcuni temi, ma aspetto fiduciosa un urlo sulla legalità da parte del mio partito.

Torre Annunziata si  sente abbandonata , sto parlando degli ex Ds  di  cui, con orgoglio, facevo parte. È chiaro che Torre Annunziata è la punta di un iceberg e la poca competenza di alcuni candidati rischia di mettere in crisi i compagni, che sono ancora una realtà e un grande capitale umano. Ciò che però non intendo sopportare è  che alcune persone incompetenti entrino nelle Istituzioni con il Pd, ed invece non entreranno nel Parlamento con il mio partito, Cuillo, Giulietti, ( ma entrerà per fortuna con IDV) , Dalla chiesa, Diana ecc…

Sarò  qui a vigilare perché le realtà che esistono dalla comunanza di valori non si cancellano così , quindi mi metto qui, da una scrivania del dipartimento informazione Pd, a portare  avanti la mia legge con la rete territoriale che si è costituita e con le poche righe che internet mi offre, perché so che siamo una comunità, e so che i lettori di questo pezzo hanno i miei  stessi valori, e la voglia di gridare insieme “siamo quelli della legalità”, soprattutto nell’informazione,  ma anche quelli che  lottano contro la mafia.






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