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E ora solo nomi puliti

31 gennaio 2008, documenti

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Il limite è superato. Nell’intero Mezzogiorno è ormai in discussione la democrazia, la trasparenza degli apparati amministrativi, la funzione della politica come servizio e strumento per affermare diritti e risposte pubbliche ai bisogni della gente.

I partiti vivono una crisi drammatica, di trasparenza e di legittimità democratica, che rischia di trasformarli in luoghi separati del potere, penetrati o occupati da comitati d'affari e lobby economico-criminali. Bisogna trovare la forza di sottrarsi alla strumentalità dello scontro tra gli schieramenti per fare una riflessione di fondo sul degrado morale che allarga il solco tra rappresentanti e rappresentati. Così come non si può continuare a non vedere cosa sono diventati i governi locali, dai comuni alle regioni, con un livello di pervasività delle strutture del potere politico nel tessuto sociale e produttivo che rende tutti dipendenti da esso, dai disoccupati agli imprenditori, dall'ammalato al primario, dal progettista al muratore. In questo sistema c'è sempre un convitato di pietra, indipendentemente dal suo nome: 'ndrangheta, mafia, camorra.

Basta leggere i dati dell'ultima relazione della Direzione nazionale antimafia o ricostruire le vicende giudiziarie di questi giorni per rendersene conto.

I fondi europei, il sistema degli appalti, gli incentivi della legge 488, tutti controllati dalle mafie. Ma chi firma i decreti di finanziamento sono assessori, sindaci, dirigenti amministrativi, funzionari pubblici. Ci sarà una relazione se tutti gli indicatori che riguardano lo sviluppo, l'occupazione, la qualità dei servizi e la scuola, collocano agli ultimi posti le regioni con il più alto tasso di criminalità organizzata? E di fronte a questo fallimento si può continuare a denunciare una debolezza della politica come se le cause fossero esterne a se stessa? Serve un'opera di verità e non può venirci dalla magistratura che ha il compito e il dovere di portare avanti l'azione penale con rigore, in autonomia e indipendenza, senza fermarsi ed essere fermata alle soglie del potere politico economico e finanziario. Tocca ai partiti se vogliono scongiurare la loro morte o la loro omologazione ad un sistema nel quale la presenza di interessi e pressioni mafiose neutralizzano ogni spinta al cambiamento.

La sanità è la metafora di questo sistema. Da Vibo a Palermo si muore, vittime del degrado e dell'occupazione politica degli ospedali e delle asl, con la sostituzione della qualità professionale con la fedeltà politica. Ma si muore anche per lo svuotamento delle strutture pubbliche a favore di una sanità privata spesso figlia dello scambio politico-mafioso. Come dice Crea nelle intercettazioni telefoniche «la sanità è al primo posto», è la prima spesa delle regioni, è fonte di occupazione, in essa si costruiscono carriere e primariati, si appaltano milioni di euro al giorno. È una fabbrica di voti. Per questo la 'ndrangheta ci si è buttata a capofitto. Villa Ania della famiglia Crea, la cui abilitazione viene istruita dalla giunta regionale di centrodestra, viene poi accreditata per i finanziamenti dalla giunta di centrosinistra e dopo solo tre giorni dall'omicidio Fortugno.

L'uomo chiave del sistema, Giuseppe Biamonte, ora arrestato, era dirigente della sanità sia con una giunta che con un'altra, come il suo referente Crea che prima è assessore del centrodestra per poi essere eletto nel centrosinistra e ripassare, qualche mese fa, di nuovo al centrodestra. La sua clinica vive di sistema di relazioni mafiose identico a Villa Santa Teresa di Bagheria, dell'imprenditore Aiello, condannato a 14 anni di reclusione e alla confisca di 60 milioni nella stessa sentenza che ha condannato il presidente siciliano Cuffaro portandolo alle dimissioni.

Occorrono domande di fondo. Le stesse che sorgono dalla vicenda dei rifiuti a Napoli. Roberto Saviano ha descritto il sistema in Gomorra, ma la politica ha relegato quel libro nella sfera della narrativa, invece che coglierne la denuncia, diventata coscienza di massa, e cambiare rotta. Entro tre mesi si voterà in Sicilia, in molti comuni e province e forse delle elezioni politiche. I partiti si impegnino a bandire il trasformismo e il passaggio da una schieramento all'altro in nome di interessi privati in spregio alla trasparenza e alla legalità. Prevalga la responsabilità politica su quella penale e non si candidi, come ha proposto la Commissione antimafia, chi è già rinviato a giudizio per reati di mafia che gettano ombre sulle istituzioni e la gestione della cosa pubblica. Si avvii una bonifica della pubblica amministrazione che sospenda o licenzi, in caso di rinvio a giudizio o condanna, i funzionari coinvolti in reati contro l'interesse collettivo. Se la politica arriva sempre dopo non sarà più credibile: a destra, al centro come a sinistra. Forse siamo ancora in tempo.

Francesco Forgione
Presidente Commissione Antimafia



Il Comitato antimafia nelle scuole aderisce alle affermazioni del Presidente Forgione





permalink | inviato da scuolantimafia il 31/1/2008 alle 1:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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