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I segreti di Napoli

19 ottobre 2007, camorra

 da “Il Mattino” di Napoli il 29 marzo 2007.
Pubblico una lettera ricevuta dopo il mio articolo sulla camorra pubblicato su l'Unità , per iniziare un dialogo con chi la camorra la vive e non la racconta soltanto - Tania Passa





Gentile Dott. Gargano, leggo su “Il Mattino” del 12 marzo la lettera del Sig. Nino Di Francia, avente come oggetto la chiusura dell’Italsider di Bagnoli ed i ritardi nella riqualificazione dell’area, un tempo occupata dallo stabilimento siderurgico. Con il riferimento al libro di Antonio Galdo:

“Fabbriche. Storie, personaggi e luoghi di una passione italiana”. Pur molto stimando Nino Di Francia, anch’io ex lavoratrice Italsider, non mi sento di condividere le motivazioni da lui addotte circa la chiusura della fabbrica, ovvero la grave crisi del settore siderurgico, l’ingente deficit aziendale e le esigenze ambientali. Perché queste erano state le ragioni dell’Azienda, contro cui si erano sviluppate le “epiche lotte” dei lavoratori di Bagnoli e per le quali ragioni, a tutt’oggi, mancano validi riscontri. La grave crisi del settore siderurgico aveva come conseguenza l’assegnazione, in ambito europeo, di determinate quote di produzione d’acciaio, ma non venivano indicati ai singoli Stati gli stabilimenti da chiudere. E Bagnoli fu soppresso, mentre si tennero in piedi realtà produttive obsolete.
 

Non bisogna dimenticare che il centro siderurgico di Bagnoli, al momento della chiusura era il più moderno d’Europa, prototipo di una tecnologia avanzatissima e che per la sua ristrutturazione era costato mille miliardi di lire. Al momento della dismissione dell’area a caldo (praticamente il primo passo verso la chiusura definitiva) non furono pochi gli autorevoli commentatori, tra cui il Prof. Augusto Graziani, a parlare di un vero e proprio delitto industriale, che si andava a compiere. Per il quale delitto la città di Napoli ha pagato un prezzo altissimo in termini occupazionali e per la qual cosa non è stata compensata in alcun modo. Per quanto riguarda il presunto deficit aziendale, basta citare l’anno 1989, precedente a quello della chiusura dell’area a caldo, allorché lo stabilimento lavorò con tutti gli impianti, producendo solo il 50% per effetto dei vincoli comunitari, rispetto alle sue reali capacità, raggiungendo però un utile netto di 80 miliardi di lire. Quindi, anche riguardo al presunto deficit, si può obiettare con dati inconfutabili, che parlano di risanamento e non di perdite secche. Tra l’altro, non esisteva in quegli anni un movimento per la tutela dell’ambiente, tanto autorevole da essere determinante per la chiusura della fabbrica. C’erano state però scelte aziendali, concordate con il sindacato, di grande rilevanza e che facevano dell’Italsider di Bagnoli uno stabilimento all’avanguardia anche dal punto di vista ecologico. Credo che la storia dello stabilimento di Bagnoli, quella vera, non sia stata ancora scritta. Ma prima o poi ciò dovrà avvenire nel rispetto di persone come Di Francia, che a “questo inusitato luogo dell’anima” hanno dedicato la propria vita. In memoria di tutti quelli che hanno lottato, partendo “r’o cantiere” non solo per la difesa del posto di lavoro, ma nella prospettiva di una Napoli produttiva e civile, fissando a difesa di essa un vero e proprio presidio democratico. Dunque, che dell’Italsider di Bagnoli si incominci a parlare con chiarezza, secondo verità. Senza retorica, senza luoghi comuni e senza il timore di dietrologia sulle reali ragioni della chiusura. Forse (uso il dubitativo con prudente cautela, anche se gli indizi e le prove sono forti), avremmo delle sorprese e più complesso ed intricato apparirebbe l’intreccio politico e socio-economico, che ha segnato, agli inizi degli anni novanta, il graduale azzeramento, oltre l’Italsider, di Napoli industriale, nonché il decadimento economico e morale del nostro Paese.



Cordiali saluti Aurelia del Vecchio ex impiegata dell’Italsider di Bagnoli




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permalink | inviato da scuolantimafia il 19/10/2007 alle 13:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Camorra blog, la Camania si racconta anche così

9 ottobre 2007, camorra

 

La Campania continua ad essere palcoscenico dell’illegalità mediatica. Il 29 settembre un blitz della magistratura con il supporto dell’Ispettorato territoriale della Campania diretto dall’ Ing. Pratillo e dalla Polizia Postale ha portato alla disattivazione e il sequestro di numerosi impianti televisivi che operavano in totale abusivismo. I segnali televisivi abusivi provenivano dal monte Faito, tali segnali trasmettevano trasmissioni pirata che interferivano gravemente sui regolari palinsesti di Canale 8, Telecapri e altre tv locali, che non potevano esercitare così il loro diritto all’informazione. Il regista del teleabusivismo è Lucio Varriale, dietro cui sono riconducibili: Retepiù Italia – Telelibera – Julie Channel - e la Campania purtroppo si conferma la regione a più alto coinvolgimento di illegalità e camorra nel settore radiotelevisivo.

Incuriosita dallo stato delle cose vado in rete e arrivo in un blog “ blogcatalog” dopo aver digitato sul più grande motore di ricerca del mondo (google) la parola camorra , come d’incanto mi compare un elenco lunghissimo di blog di una Napoli che nonostante tutto ha voglia di raccontarsi. Questo elenco è ricco di sentimenti che esprimono al contempo forza e rabbia nei confronti di una nazione e un mondo, quello dell’informazione, che li ha abbandonati.

Tra i vari titoli dei diari personali dei campani si possono trovare : la manifestazione contro l’ omofobia e la camorra, la pubblicizzazione della camorra con ironia e rabbia , la comunicazione che la media dei morti ammazzati a Napoli è uno al giorno, il racconto di un paese diviso tra civiltà e inciviltà, l’indignazione riguardo al fatto che se vai a Casal di Principe ti diranno che “la mafia non esiste”, tanti “post” su Saviano e la pubblicizzazione della manifestazione di Roberto Saviano su MetropolisTV. Sì perchè una tv locale ha avuto il coraggio di comunicare che la mafia esiste e che Roberto Saviano ne ha svelato i segreti. Subito dopo tristemente mi accorgo che c’è un intero post con tantissimi commenti sul tema “ se parli di Saviano il rischio è la lapidazione in pubblica piazza”.

Napoli si interroga e comincia ad uscire fuori dal guscio dell’omertà e della paura , ancora una volta internet è il mezzo scelto per parlarne. La Birmania pochi giorni fa’ ha comunicato al mondo la propria rivoluzione attraverso Mizzima tv e nemmeno una giunta militare sanguinosa e repressiva ha potuto censurare le immagini e i racconti della “golden devolution”, così è stata chiamata dai Birmani forse la più grande rivoluzione non violenta del nuovo millennio.

Il nome del blog è Camorra blogs , mi piace, sembra un po’la Mizzima tv napoletana.

Napoli si ribella alla Camorra raccontando tutto ciò che accade e lo fa su internet. Non lasciamola sola così come non abbiamo lasciato soli i monaci buddisti.

Forse se i tg italiani parlassero più della Napoli che si ribella e meno di Garlasco la battaglia civile campana avrebbe protagonisti meno soli e più forti, ed è questo il motivo forse per cui i napoletani sono arrabbiati con il mondo dell’informazione italiano, poiché in questo paese non si monitorizzano più le notizie in base alla priorità civile , ma al gossip mediatico, e poco importa se tutto ciò porterà a un imbarbarimento tale da crescere “scimmie ingovernabili”, perché chi l’ha detto che Garlasco fa’ più audience e perchè le ribellioni civili e giuste in nome dei valori alti della moralità e della legalità vengono dopo o addirittura ( come accade con la Napoli che si ribella) non vengono affatto.

Anche la cosiddetta “antipolitica” ignora questi temi, e questo fa dubitare della sincerità di certi paladini della ribellione al “palazzo”. Ma la politica, quella vera, quella buona, resta e deve agire. La prima mossa sarà inserire gli emendamenti antimafia riguardanti le tv locali in Finanziaria; alla camorra e all’illegalità questo governo non darà un euro, in nome della cultura della libertà e della legalità, in nome della “buona politica”.


http://www.blogcatalog.com/posts/camorra






permalink | inviato da scuolantimafia il 9/10/2007 alle 13:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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