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La pax nei mandamenti latini. Ecco le cosche de noantri

19 marzo 2008, documenti

 

da www.liberainformazione.org

col territorio e basso profilo: è la cosa nuova laziale. E c’è chi sottovaluta

È nata nelle borgate e nelle città di provincia, si è integrata, ha mutato pelle. La quinta mafia, quella del Lazio, non crea allarme perché non è un corpo estraneo. Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta sono da anni delle mafie stanziali, cresciute fino a diventare altro. Il legame con il territorio, la fusione con la mala del luogo – la banda della Magliana è un esempio rappresentativo – gli affari con imprenditori e professionisti locali fanno delle cosche laziali un qualcosa di diverso dai clan della casa madre. Sono una “cosa nuova”, “cosche de noantri”, che sanno convivere e federarsi al di là delle differenti origini. Una pax interregionale condivisa e duratura. Sanno anche mimetizzarsi, usando uomini del territorio come paravento. Questo è il nuovo modello di controllo del territorio, per evitare le guerre e il rigetto della società civile.

Come alieni della fantascienza classica, hanno agito sotto traccia, si sono mescolati agli altri con indosso una maschera di rispettabilità. Lo schema è simile in tutta la regione: dai primi insediamenti, seguiti alle latitanze o ai soggiorni obbligati di mafiosi del Sud, è nata una mafia endogena. Uno sviluppo per gradi, ma continuo. Ai soldi sporchi, si sono affiancate le competenze di Cosa nostra, la manovalanza locale e quella dei camorristi e degli ‘ndranghetisti, quindi un terzo livello imprenditoriale tutto laziale. Il tutto con coperture politiche trasversali. Cemento, alberghi, centri commerciali, appalti, ristorazione, rifiuti, ortofrutta e trasporti, usura e partecipazioni mafiose nelle imprese. Come in Campania, in Basilicata, in Puglia, in Calabria e in Sicilia. Si ricicla molto di più, ci si fa notare molto di meno. La mafia si è fatta imprenditrice. Una mutazione genetica avvenuta, secondo i magistrati in prima linea, negli anni 80. Il tutto sotto silenzio. Nel Lazio la parola mafia troppo spesso non si può usare, come ai tempi dell’onorata società.

È stato così negli ultimi trent’anni, agli albori della mafia laziale, quando Pippo Calò si trasferì a Roma nella sua latitanza e strinse contatti con la banda della Magliana, la mala che si fa mafia. O ancora con il famigerato “Frank tre dita” nella zona di Pomezia. È stato così: bassa tensione, negazionismo, e contrasto a intensità ridotta e a singhiozzo. Mentre i piani regolatori prevedevano la cementificazione selvaggia (a Latina si sono immaginati vani per 300mila abitanti). Mentre alle porte dell’impero svettavano mega alberghi, i prati lasciavano il posto ai centri commerciali. Gente con un passato da “indesiderato” che diventa costruttore di successo, imprenditori e professionisti organici alle mafie candidati alle elezioni, ci sono anche militari, 007 e investigatori con qualche scheletro nell’armadio. La politica ha protetto le mafie, tra corruzione e infiltrazioni mafiose non c’è più un confine netto.

E così alle indagini sulla banda della Magliana, ai commissariamenti, agli arresti e agli scandali non è seguita una presa di coscienza totale e piena. Non mancano segnali importanti a livello istituzionale, come l’istituzione della Commissione speciale sulla Sicurezza della Regione Lazio e il relativo osservatorio. Ma ci sono anche pericolosi cedimenti. Come l’assurda polemica scatenata contro la segretaria dei Radicali italiani Rita Bernardini, sbeffeggiata sul Corsera e sulla Rai per l’allarme mafia nella Capitale. Dall’ex prefetto Achille Serra una sponda: Roma è sicura, la criminalità organizzata non è radicata. Le inchieste e le relazioni degli addetti ai lavori vanno in tutt’altra direzione. Una polemica inquietante, soprattutto perché non è vecchia di anni, ma di mesi




permalink | inviato da scuolantimafia il 19/3/2008 alle 16:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

Il Comitato promotore

2 febbraio 2008, documenti

 

Si costituisce il comitato promotore per l’approvazione della legge e la divulgazione dell’ antimafia nelle scuole.

Tale legge prevede nel suo ART: 1

Le scuole medie e superiori istituiranno, inserendole nelle attività curriculari dell’insegnamento della Storia, un'unità didattica sul tema della mafia,con l’obiettivo di insegnare l'antimafia a scuola. Su questo tema una più diffusa e corretta informazione è il punto di partenza anche per l'educazione ai valori della legalità .
Nell’unità didattica verrà data priorità alle testimonianze orali e scritte, alle documentazioni ufficiali,alla storia della mafia, all’intreccio tra: economia, politica, società e al tema dei rapporti internazionali della mafia .

Ci facciamo promotori dell’attuazione dei principi espletati nell’articolo1

Tania Passa

Roberto Cuillo

Lorenzo Diana

Giuseppe Lumia

Giuseppe Giulietti

Annamaria Pancallo

Portavoce : Tania Passa






permalink | inviato da scuolantimafia il 2/2/2008 alle 23:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

E ora solo nomi puliti

31 gennaio 2008, documenti

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Il limite è superato. Nell’intero Mezzogiorno è ormai in discussione la democrazia, la trasparenza degli apparati amministrativi, la funzione della politica come servizio e strumento per affermare diritti e risposte pubbliche ai bisogni della gente.

I partiti vivono una crisi drammatica, di trasparenza e di legittimità democratica, che rischia di trasformarli in luoghi separati del potere, penetrati o occupati da comitati d'affari e lobby economico-criminali. Bisogna trovare la forza di sottrarsi alla strumentalità dello scontro tra gli schieramenti per fare una riflessione di fondo sul degrado morale che allarga il solco tra rappresentanti e rappresentati. Così come non si può continuare a non vedere cosa sono diventati i governi locali, dai comuni alle regioni, con un livello di pervasività delle strutture del potere politico nel tessuto sociale e produttivo che rende tutti dipendenti da esso, dai disoccupati agli imprenditori, dall'ammalato al primario, dal progettista al muratore. In questo sistema c'è sempre un convitato di pietra, indipendentemente dal suo nome: 'ndrangheta, mafia, camorra.

Basta leggere i dati dell'ultima relazione della Direzione nazionale antimafia o ricostruire le vicende giudiziarie di questi giorni per rendersene conto.

I fondi europei, il sistema degli appalti, gli incentivi della legge 488, tutti controllati dalle mafie. Ma chi firma i decreti di finanziamento sono assessori, sindaci, dirigenti amministrativi, funzionari pubblici. Ci sarà una relazione se tutti gli indicatori che riguardano lo sviluppo, l'occupazione, la qualità dei servizi e la scuola, collocano agli ultimi posti le regioni con il più alto tasso di criminalità organizzata? E di fronte a questo fallimento si può continuare a denunciare una debolezza della politica come se le cause fossero esterne a se stessa? Serve un'opera di verità e non può venirci dalla magistratura che ha il compito e il dovere di portare avanti l'azione penale con rigore, in autonomia e indipendenza, senza fermarsi ed essere fermata alle soglie del potere politico economico e finanziario. Tocca ai partiti se vogliono scongiurare la loro morte o la loro omologazione ad un sistema nel quale la presenza di interessi e pressioni mafiose neutralizzano ogni spinta al cambiamento.

La sanità è la metafora di questo sistema. Da Vibo a Palermo si muore, vittime del degrado e dell'occupazione politica degli ospedali e delle asl, con la sostituzione della qualità professionale con la fedeltà politica. Ma si muore anche per lo svuotamento delle strutture pubbliche a favore di una sanità privata spesso figlia dello scambio politico-mafioso. Come dice Crea nelle intercettazioni telefoniche «la sanità è al primo posto», è la prima spesa delle regioni, è fonte di occupazione, in essa si costruiscono carriere e primariati, si appaltano milioni di euro al giorno. È una fabbrica di voti. Per questo la 'ndrangheta ci si è buttata a capofitto. Villa Ania della famiglia Crea, la cui abilitazione viene istruita dalla giunta regionale di centrodestra, viene poi accreditata per i finanziamenti dalla giunta di centrosinistra e dopo solo tre giorni dall'omicidio Fortugno.

L'uomo chiave del sistema, Giuseppe Biamonte, ora arrestato, era dirigente della sanità sia con una giunta che con un'altra, come il suo referente Crea che prima è assessore del centrodestra per poi essere eletto nel centrosinistra e ripassare, qualche mese fa, di nuovo al centrodestra. La sua clinica vive di sistema di relazioni mafiose identico a Villa Santa Teresa di Bagheria, dell'imprenditore Aiello, condannato a 14 anni di reclusione e alla confisca di 60 milioni nella stessa sentenza che ha condannato il presidente siciliano Cuffaro portandolo alle dimissioni.

Occorrono domande di fondo. Le stesse che sorgono dalla vicenda dei rifiuti a Napoli. Roberto Saviano ha descritto il sistema in Gomorra, ma la politica ha relegato quel libro nella sfera della narrativa, invece che coglierne la denuncia, diventata coscienza di massa, e cambiare rotta. Entro tre mesi si voterà in Sicilia, in molti comuni e province e forse delle elezioni politiche. I partiti si impegnino a bandire il trasformismo e il passaggio da una schieramento all'altro in nome di interessi privati in spregio alla trasparenza e alla legalità. Prevalga la responsabilità politica su quella penale e non si candidi, come ha proposto la Commissione antimafia, chi è già rinviato a giudizio per reati di mafia che gettano ombre sulle istituzioni e la gestione della cosa pubblica. Si avvii una bonifica della pubblica amministrazione che sospenda o licenzi, in caso di rinvio a giudizio o condanna, i funzionari coinvolti in reati contro l'interesse collettivo. Se la politica arriva sempre dopo non sarà più credibile: a destra, al centro come a sinistra. Forse siamo ancora in tempo.

Francesco Forgione
Presidente Commissione Antimafia



Il Comitato antimafia nelle scuole aderisce alle affermazioni del Presidente Forgione





permalink | inviato da scuolantimafia il 31/1/2008 alle 1:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

Relazione di Tania Passa - Convegno antimafia 26 agosto

9 ottobre 2007, documenti

 

 

 

L’uomo si differenzia dagli animali perché riflette ossia mentre l’animale ha soltanto la facoltà del pensiero è propria dell’uomo la facoltà del pensiero sul proprio pensiero e su quello degli altri, cioè la formulazione del giudizio.

 

 

 

Per formulare un giudizio distinguiamo tra bene e male. Molto tempo fa Emmanuel Kant, mentre studiava  il pensiero umano, la più sensazionale scoperta  che fece,  fu che tutti gli uomini sanno distinguere perfettamente il bene e il male, il giusto e l’errato; poiché anche il ladro quando ruba sa che sta facendo una cosa sbagliata, semplicemente lo sceglie. Lo sceglie per necessità, debolezza, paura, solitudine o interesse, e proprio  lì dove vivono questi sentimenti cresce  il terreno fertile di cui si alimenta  la mafia.

 

 

 

Nel 1992 avevo 18 anni e nel Maggio di quell’anno Falcone fu ucciso e con lui fu duramente colpita la nostra speranza e il nostro sogno di ribellione contro la mafia . Due mesi dopo come in una cronaca di una morte annunciata fu assassinato Paolo Borsellino. La paura fu più forte del dolore e tutto tacque per molti anni. La mia generazione e le altre percepirono uno stato debole che non seppe proteggere chi ne proteggeva i principi costituzionali.

Vedete

Se vivi in Sicilia, in Calabria, in Campania le tue libertà scritte nella costituzione non sono garantite.

 

 

 

 

……………………………………………………………………………

 

 

 

 

 

 

 Poi Il nuovo millennio ci ha fatto entrare nella società della informazione e della comunicazione. E Mentre la politica e la società si accapigliavano sulla comprensione di questo fenomeno, le mafie si stavano aggiornando trovando nelle nuove infrastrutture comunicative un nuovo veicolo per i propri codici ed il proprio linguaggio

Ecco tre esempi

 

21 maggio 2007: L’emittente ionica “Blu tv “ con sede a Scanzano Ionico (Matera)viene sottoposta a fermo preventivo, e si viene a conoscenza dagli ambienti giudiziari che era un veicolo di manipolazione  informativa,  con citazioni unilaterali di esponenti di comodo, oppure cercando di alterare il senso delle parole pronunciate da esponenti dell’opposta fazione politica.

 

Nello stesso giorno a Lamezia Terme un grave attentato incendiario colpisce l’emittente televisiva RTV di proprietà del candidato a sindaco di centrosinistra a Reggio Calabria.

 

11 giugno 2007 si scopre che a Napoli la Camorra usa la frequenza 99.10 per dialogare ad onde medie. Avviene quindi il sequestro di  “Radio Nuova Ercolano “di proprietà del clan degli Iacomino-Birra.  Si era scoperto che l’emittente radiofonica privata usava la scaletta delle canzoni con tanto di dedica in codice, per parlare con i detenuti.

 

Sono molto le risposte che possiamo dare.

Navigando su internet, se digitate Paolo Borsellino la prima cosa che esce è il video di un discorso che lui fece a Palermo dopo la morte di giovanni Falcone. In quel discorso Borsellino sostenne che l’antimafia non può essere soltanto affidata alla repressione dei giudici e delle forze dell’ordine ma deve essere un movimento culturale affidato a tutto il paese.  

 

Ecco questa è una risposta

Questa è l’eredità che ci ha lasciato e noi la vogliamo raccogliere.

 

Per questo proponiamo una legge di iniziativa popolare per istituire l’insegnamento dell’antimafia nelle scuole di secondo grado e nell’università.

 

Vogliamo che sia tutto il paese a consegnare una legge di carattere etico al parlamento.

 

Infatti deve essere di iniziativa popolare affinchè i cittadini possano essere coinvolti nella scelta dell’indirizzo etico del proprio paese, per tornare ad avvicinarsi alla politica.

e

 

Per costruire un futuro degno per i propri figli






permalink | inviato da scuolantimafia il 9/10/2007 alle 13:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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